lunedì 17 maggio 2010

Lasagnetta a stella bicolore.

Giorni fa rimasi letteralmente incantata dinanzi alla raffinatezza di questi ravioli bicolori di Lory, la Mercante di spezie e pensai che l’utilizzo del doppio colore per una sfoglia fosse veramente un’idea interessante e particolare. Neanche a farlo apposta ieri, sfogliando il giornale “Il cuoco”, vedo una ricetta che immediatamente mi colpisce, “Lasagnetta a stella bicolore”, leggo gli ingredienti e con gioia noto che viene utilizzato il tartufo….uhmmm..tartufo non ne ho, ma finalmente ho trovato una ricetta per poter utilizzare degnamente l’olio di tartufo che mi regalarono Angela e Giuseppe una domenica che furono miei ospiti.

Dall’idea all’atto è passato pochissimo tempo et voilà….

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Vi trascrivo la ricetta integralmente, tra parentesi e alla fine le mie annotazioni.

Lasagnette a stella bicolore con noci e tartufo nero di Bagnoli

dello chef Mario Bello

Tratta da “Il cuoco” Rivista Ufficiale della Federazione Italiana Cuochi, Marzo-Aprile, pag. 30

Ingredienti (per 6 persone)

3 uova

400gr farina

30gr concentrato di pomodoro (io 40gr di doppio concentrato)

150gr formaggio alle noci

250gr besciamella

Burro fuso quanto basta (al posto del burro ho spennellato con l’olio di tartufo)

Parmigiano reggiano qb

Due spicchi d’aglio

30gr tartufo nero di Bagnoli ( io ho sostituito il tartufo con l’olio di tartufo, aggiungendone 4 gr al composto di besciamella e formaggio)

Noce moscata qb


Preparazione

Preparare una normale sfoglia gialla con 2 uova e una rossa unendo all’uovo il concentrato di pomodoro. Tagliare nella sfoglia gialla 6 quadrati di 12 cm di lato e 6 quadrati di 5cm di lato. Nella sfoglia rossa tagliare 6 quadrati di 8cm di lato.

Unire alla besciamella il formaggio alle noci e l’aglio; amalgamare bene, togliere l’aglio e profumare con pochissima noce moscata, parmigiano e il tartufo tagliato a lamelle sottili.

Cuocere i quadrati di sfoglia in acqua salata e bollente e raffreddarli.

Disporre i quadrati gialli grandi sul piano di lavoro e distribuirvi sopra il composto. Sovrapporre a stella i quadrati rossi e coprire anche questi con il composto; sovrapporre i quadrati gialli piccoli sempre sfasati a stella, e coprirli con il composto di besciamella e formaggio. Così...

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Sollevare le lavagnette ed adagiarle in una placca da forno, spennellarle con il burro fuso e una spolverizzata di parmigiano.

Cuocere per 15 minuti a 180°

Per la Sfoglia all’uovo

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-Rifacendomi alle quantità generali della ricetta, per la sfoglia gialla ho utilizzato 220gr di farina 00 più due uova, così come ho imparato alla scuola di pasta all’uovo di Gennarino. Per la sfoglia rossa ho utilizzato 180gr di farina00 + 1 uovo + 40gr di concentrato. Sono uscite 6 stelle, ma ritengo opportuno sottolineare che è rimasto abbondante impasto, specialmente di quello rosso. Essendo ritagli, avrei dovuto rimpastare il tutto e formare altri quadrati, ma non avevo né voglia, né tempo.

-Per la besciamella ho utilizzato la ricetta proposta da Paoletta qui, utilizzando però solo un terzo degli ingredienti per arrivare ai 250gr di besciamella che mi servivano.

-Nel composto ho aggiunto 30gr di noci spezzettate.

-Per la cottura in forno consiglio di non fare stare le vostre stelle più di 5 minuti, si seccherebbero troppo; il passaggio in forno, secondo me, deve servire solo a riscaldare il tutto prima di essere servito, per cui, quando le andate a lessare, tiratele quasi a cottura.

Angiolè, che dici? Ho utilizzato degnamente il tuo olio di tartufi? Ti assicuro che erano squisite!

Ah! A proposito di Angela e Giuseppe di Sapori dei Sassi, voglio ricordarvi che, il prossimo fine settimana, a Matera si terrà Facefood, qui il programma, affrettatevi ad iscrivervi! Sarebbe bellissimo poter trascorrere una giornata insieme a voi!


martedì 11 maggio 2010

Cugliaccio: lievitato arberesh

Piccola “ricerca sul campo” a San Costantino Albanese;)

Dovevo assolutamente saperne di più di un altro lievitato della tradizione lucana, il Cugliaccio o Kulac in lingua Arberesh.

Cugliaccio

Eh! Si!!! Parliamo di tradizione arberesh appunto. Ma vi chiederete.... che c’entra la tradizione lucana con quella arberesh??? E chi sono gli arberesh?

Gli arberesh sono gli albanesi d’Italia, cioè quelle popolazioni albanesi che, a partire dal XV secolo, in differenti ondate, sono emigrate a causa dell’occupazione dei turchi per giungere nell’antico Regno delle due Sicilie, e fondare comunità proprie.

Le comunità arberesh sono, quindi, oggi diffuse in quasi tutte le regioni meridionali, in special modo in Calabria e Lucania.

In Lucania, nel Vulture troviamo Barile, Ginestra e Maschito e nella Val Sarmento, ai piedi del Pollino, S.Paolo Albanese e S.Costantino Albanese.

Nel corso dei secoli, nel Vulture, la cultura originaria è andata evolvendosi in un lento processo di assimilazione verso le popolazioni autoctone, rimanendo viva, per lo più, solo nella lingua, a San Costantino e a San Paolo invece, forti elementi conservativi hanno fatto sì che l’identità culturale rimanesse integra non solo nell’aspetto linguistico, ma anche nelle tradizioni e negli usi.

E’ stato facilissimo avere informazioni data la gentilezza e l’ospitalità che caratterizza la gente del posto.

Mi sono avvicinata a tre donne anziane sedute su di un gradone dinanzi alla loro casa e, sfoderando il mio sorriso, ho detto ciò che pensavo, e cioè che sono fortunate a vivere in un paese così ricco di tradizioni. Da lì a poco ero seduta accanto a loro a “fare carte” e ad ascoltare ciò che mi dicevano. Dopo avere parlato del più e del meno, ho nominato il Cugliaccio e ho detto loro che avrei tanto voluto imparare a farlo. Non potete immaginare la loro gioia e la loro squisita generosità; mi hanno detto che è un pane legato alle feste, principalmente al matrimonio e alla Pasqua (per la Pasqua però non viene formato in questa maniera), e che tocca alla mamma dello sposo prepararlo in caso di matrimonio, mi hanno indicato gli ingredienti necessari e spiegato ben, bene l’intreccio particolare a croce che caratterizza questo lievitato, croce che rappresenta l’indissolubilità del matrimonio, mimando con le mani come dovevo procedere. Spero di aver capito bene.

Collage intreccio

Dal Cugliaccio, siamo logicamente finiti a parlare dei loro matrimoni, mi hanno spiegato che ogni famiglia possiede il proprio abito che si tramanda nel tempo e che viene utilizzato nel giorno delle nozze, appunto. Una signora voleva portarmi a casa sua a farmi vedere quello suo, ma mi sono vergognata, avevo paura di essere invadente, anche se il mio desiderio era fortissimo, per cui ho ringraziato e, con tanto dispiacere, ho detto di no. Mi hanno parlato del rito greco-ortodosso con il quale celebrano le loro cerimonie, e vi assicuro che è un’esperienza veramente unica assistere ad una loro funzione, cosa che ho fatto anni addietro. Ricordo tanti colori e il prete che celebrava di spalle al pubblico e che, dopo la funzione, l’altare è stato riparato da un pannello, in seguito ho saputo che i ministri greco-ortodossi possono sposarsi ed avere una famiglia propria.

Conoscevo già il significato dei simboli del cugliaccio, ne avevo preso visione qui, ecco che lo riporto a voi.

Cugliaccio

...L’impasto circolare, con un intreccio che forma quattro braccia, vuole rappresentare un matrimonio indissolubile ed è decorato con simboli in pasta di sale: un nido, due uccelli e due serpenti. Il nido, al centro del dolce, rappresenta la nuova famiglia e la sua casa; le uova in esso contenute sono sempre dispari, in segno di buon augurio e fertilità. I due uccelli, sulla parte alta del nido, lo difendono e rappresentano la nuova coppia ed i genitori degli sposi attenti a riparare la casa dalle avversità.

Gli uccelli inizialmente rappresentano i suoceri ed i serpenti raffigurano gli sposi che guardano dispiaciuti i genitori lasciati; in un secondo momento, gli uccelli si trasformano nella nuova coppia e i serpenti rappresentano il male.

Secondo la tradizione per ogni cerimonia si devono preparare due Kulaç, uno decorato e l’altro semplice.

Quello semplice verrà messo sotto l’altro poiché durante la messa quello decorato verrà offerto dal sacerdote, dopo essere stato bagnato nel vino, prima alla sposa e poi allo sposo in segno di reciproca appartenenza.

Per la ricetta mi sono rifatta a ciò che mi hanno insegnato le signore dando un occhio anche al disciplinare e ad una ricetta tratta da libro Mangiare d'arte in Lucania - Dolci e Rosoli . Le signore non mi hanno detto nulla circa le proporzioni degli ingredienti, per quelli ho fatto da me, per la farina ho considerato le quantità indicate dal disciplinare e per il numero di uova da utilizzare ho preso in considerazione la ricetta del libro.

INGREDIENTI:

500gr farina di semola rimacinata Senatore Cappelli

500gr farina 00 rinforzata (io ho utilizzato la Rieper gialla)

300gr acqua

200gr lievito naturale

50 gr di strutto

50gr di olio

20gr sale

4 uova + 1 per spennellare

30gr di liquore all'anice

4gr di lievito di birra

PROCEDIMENTO

In una ciotola o sulla spianatoia formare la classica fontana, al centro fare cadere gradualmente l'acqua in cui in 250gr avrete sciolto il vostro lievito madre rinfrescato precedentemente per tre volte e nei restanti 50gr di acqua il lievito di birra, aggiungere le 4 uova. Dare una rapida impastata, quindi, nel momento in cui il tutto è ancora umido, aggiungere il sale, un’altra rapida impastata ed aggiungere lo strutto e l'olio ed infine il liquore. Impastare a mano per almeno 20 minuti o comunque fino a quando l’impasto non risulterà essere liscio ed elastico. Mettere in un contenitore, coprire con carta velina e, dopo un'ora di tempo a temperatura ambiente, porre il tutto in frigo per 9 ore circa, almeno a me c'è voluto questo tempo affinchè arrivasse alla giusta lievitazione. Tirare fuori dal frigo il vostro impasto lievitato, riportarlo a temperatura ambiente facendo trascorrere circa un'ora e mezzo, ed iniziare a formare.

Dividere l'impasto in 4 parti, due da 700gr e due da 200gr. Con ognuna formare dei cilindri; con la restante pasta formare le decorazioni (io non ho utilizzato la pasta di sale). Intrecciare i cilindri formati da maggior quantità di pasta dando vita ad una coroncina e poi procedere come vi ho mostrato nelle foto dell'intreccio posta sopra. Divertitevi a formare, serpenti, uccellini ( a me più che uccelli sembrano rospi, ma vabbè, facciamo finta di niente:D) e nido e poi assemblare il tutto come nelle foto.

Porre il pane a lievitare su carta forno fino al raddoppio, coperto da un panno umido e strizzatissimo. Questa seconda lievitazione a me è durata circa due ore e mezzo, tre ore. Spennellare con un uovo ed infornare mettendo direttamente la carta forno sulla leccarda del forno capovolta, in forno preriscaldato a 200°, statico sopra e sotto per circa tre quarti d'ora/ 1 ora. Mantenere a 200° per dieci minuti e 180° per il restante tempo. Controllare la cottura, ogni forno è differente dall'altro, se dovesse scurire troppo proteggere con carta stagnola, soprattutto le decorazioni. Ne uscirà un pane da circa due kg, dall'alveolatura piuttosto compatta, ma soffice, che io ritengo essere ottimo come pane da colazione.

Cugliaccio

Non so se sono riuscita ad avvicinarmi al vero cugliaccio, perchè purtroppo non l'ho mai saggiato, ma so che ho seguito le indicazioni delle signore puntigliosamente. L'importante per me, mai come in questo caso, è stato parlarvi di ciò che esso rappresenta e di ciò che ha rappresentato per me, una giornata splendida, in cui ho potuto godere degli splendidi panorami della Val Sarmento, ma soprattutto arricchirmi della saggezza popolare di squisite signore da cui ho rimediato anche un invito di matrimonio per luglio:)))

Dedico con tanto affetto questo post a tutti voi, miei cari lettori/lettrici che siete in procinto di sposarvi, affinchè il vostro matrimonio possa essere felice e indissolubile!!!!!!


martedì 20 aprile 2010

Spaghetti alla chitarra al Primitivo di Manduria

Quest’estate, in un ristorante salentino, mangiai questi

Spaghetti alla chitarra al Primitivo di manduria

La ricetta mi colpì molto, non erano spaghetti normali, erano scuri, ma non erano integrali, no…erano impastati col vino! Esattamente il Primitivo di Manduria. Decisi quindi di provare a riprodurla; così ho fatto e devo dire che sono molto contenta del risultato raggiunto.

Nello stesso giorno ho fatto due tentativi, il primo è stato quello di impastare solo farina e vino. La pasta, seccatasi, si è spezzata irrimediabilmente, non aveva corpo, non avrebbe retto assolutamente la cottura.

Spaghetti alla chitarra al Primitivo di manduria


Anche dalla foto potete notare la loro totale mancanza di struttura, gli spaghetti risultavano così leggeri che neanche riuscivano a staccarsi dalla chitarra…conseguenza….un bel tuffo nell’immondizia!!!!! Neanche le galline di mio suocero, cavie dei miei pasticci, sarebbero riuscite a mangiarli;)

Il brasato era pronto ed io ero troppo delusa…ho ricominciato tutto da capo!!! Questa volta, però, oltre al vino, ho utilizzato un bell’uovo che ha fatto miracoli…ho trovato il giusto equilibrio fra gli ingredienti, e siiiii!!!! Ecco che prendevano vita dei bellissimi spaghetti corposiJ))

Spaghetti alla chitarra al Primitivo di manduria

Spaghetti alla chitarra con il Primitivo di Manduria

PER LA PASTA

Ingredienti: (per due porzioni abbondanti)

330gr di Farina di Semola rimacinata

110gr di Vino

1 uovo medio

Preparazione:

Fare una fontana di farina sulla spianatoia, versare al centro il vino e l’uovo, impastare per 10 minuti o comunque fino ad ottenere un impasto omogeneo. Se non volete sporcare troppo il ripiano è comodissimo dare una prima e rapida mescolata in ciotola e poi, una volta amalgamato il tutto, impastare sulla spianatoia. Lasciar riposare per ¾ d’ora sotto una ciotola capovolta e poi tirare la sfoglia che non deve risultare sottilissima, deve essere caratterizzata da un certo spessore. Poggiare la sfoglia sulla chitarra, le cui corde dovranno risultare tesissime, e con un rapido gesto, fare scorrere il matterello sulla stessa, in modo da dar vita agli spaghetti.

PER IL CONDIMENTO

Ho preparato un brasato al vino, utilizzando logicamente un Primitivo di Manduria di ottima qualità, lo stesso vino che ho utilizzato nell’impasto. Per la ricetta, non essendo esperta in ricette di carne, mi sono rivolta alla rete, e dopo aver letto le precise indicazioni e gli ottimi consigli di questa e quest’altra ricetta che consiglio di leggere, mi sono comportata così:

Ingredienti: (per tre persone)

½ Kg di Scamone preparato dal macellaio.

1 litro di vino

1 costa di sedano

1 carota

1 cipolla piccola

3 chiodi di garofano

3 foglie di alloro

Pepe nero in grani qb

un pizzico di cannella

un cucchiaino di maizena se si desidera

olio evo qb

sale qb

Preparazione:

Ho preparato la marinatura unendo il vino al sedano, carota, cipolla tutto in pezzi, i chiodi di garofano, l'alloro, il pepe, e la cannella e lasciato marinare la carne durante l’intera notte. Il giorno dopo ho asciugato il pezzo di carne e, dopo aver messo nel tegame abbondante olio, ho fatto rosolare ben, bene. Nel frattempo in un altro tegame ho fatto rosolare con dell’olio tutti gli ortaggi della marinata, eliminando il pepe, l’alloro e i chiodi di garofano; ho introdotto nel mixer tritando il tutto.

A rosolatura completa della carne, dopo aver con accortezza girato il pezzo su tutti i lati affinchè la rosolatura fosse omogenea, compreso le estremità laterali, l’ho ricoperta di vino ed aggiunto gli ortaggi tritati, salando il tutto.

Ha cotto esattamente per la durata di 3 ore.

Giunta a cottura, ho tolto il brasato dal suo intingolo, e nello stesso intingolo ho aggiunto un cucchiaino di maizena fatta sciogliere in un poco di acqua calda. Dopo aver fatto riposare la carne per circa 20 minuti avvolta da carta stagnola, l’ho divisa in due parti, una metà l’ho messa da parte per mangiarla come secondo piatto, dell’altra metà, invece, ho fatto tanti piccoli pezzi, che hanno continuato a cuocere nel sughetto del brasato. Il tempo di fare insaporire i pezzetti di carne e il condimento per la pasta era pronto.

Scolata la pasta, ho condito il tutto, avendo cura di far capitare in ogni piatto i pezzettini di carne.

Da allora ho preparato il brasato anche in altre occasioni, accompagnandolo o meno con la pasta, e mi sento di ringraziare Lory di Dolci e salate tentazioni e Mauro di Coquinaria per la ricetta e i preziosi consigli che ci hanno gentilmente offerto.


martedì 6 aprile 2010

99colombe: bicchierini colmi d'amore

Duecentesima colomba a rapporto!!!:))))))

E’ con gioia e rispetto che, partecipando all’iniziativa delle 99colombe, pubblico questa ricetta per le Sorelle Nurzia. Utilizzando alcuni dei loro ottimi prodotti acquistati, ed esattamente la Colomba ad impasto a mano con gocce di cioccolata e le Ferratelle, ho pensato di preparare questi bicchierini, in cui su una base di golosa colomba viene fatta cadere una magica mousse di cioccolato, per essere poi completati da una freschissima gelatina all’arancia.

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Sono i miei “primi bicchierini”. I dolci al cucchiaio non sono il mio forte; né li amo particolarmente, né ho fantasia circa la loro preparazione, ma una cosa è certa…mi hanno fatto impazzire!

Proprio perché mi conosco e so che le mousse, di solito, mi lasciano insoddisfatta perché o troppo pannose, o troppo stucchevoli, quando su Gennarino ho letto questa ricetta in cui Primavera presentava la mousse al cioccolato di Paul De Bondt, la cui peculiarità è proprio quella di essere delicata e poco zuccherata ed in più semplicissima da fare, mi sono lasciata travolgere ed ho detto…è lei!!!!!

Non ho sbagliato, l’ho trovata ottima, di una vellutatezza unica, ed ho visto giusto anche quando ho pensato al connubio con la gelatina di arancia presa qui, la cui solare freschezza ha reso i miei bicchierini una raffinata preparazione.

Ho spennellato leggermente la colomba con del Cointreau puro, era già umida e saporita di suo, se avessi preparato sciroppi, avrei danneggiato irreparabilmente la struttura di questo ottimo prodotto artigianale.

Solo un’altra cosina……nel mangiarla vietato usare i cucchiaini, le Ferratelle accompagnano questa preparazione divinamente!!!

99colombe: bicchierini colmi d'amore

Ecco le ricette riprese integralmente da Gennarino e dal blog Una finestra di fronte. In rosso alcune integrazioni.

MOUSSE AL CIOCCOLATO di Paul De Bondt riportata da Primavera


Ingredienti: per circa 12 bicchierini, io ho dimezzato la dose:

450gr. di panna liquida da montare (da bollire)
350gr. di panna liquida da montare (da montare)
500gr. di cioccolato fondente 70% cacao

Preparazione:
Spezzettare il cioccolato in una ciotola.
Portare ad ebollizione la panna e aggiungerla al cioccolato. (Io ho spento il fornello nel momento in cui ho aggiunto il cioccolato, però l’importante è, come dice Teresa nella relativa discussione, aggiungere la panna montata solo quando il composto formato da panna e cioccolato raggiunge i 40C° altrimenti rischiate di smontare il tutto.)
Lasciare 1 o 2 minuti che inizi a sciogliere da solo, poi emulsionare bene con una spatola in silicone.
Montare la panna “lucida”, cioè al massimo del suo volume, quindi non fermissima che sarebbe più densa ma anche più compatta.
Mescolare velocemente la panna montata e la ganache con l’aiuto di una frusta, con vigore per evitare che diventi stracciatella.

Lasciare solidificare in ciotola per fare poi delle quenelle. Trasferire il tutto in frigo

Volendo si può congelare la mousse in appositi stampini per avere un semifreddo.

GELATINA D’ARANCIA di Una finestra di fronte


Ingredienti: per circa 6 bicchierini. Me ne è avanzata un poco.
700 ml succo d'arancia
100 g di zucchero
6 fogli di gelatina

Preparazione

Filtrare il succo d'arancia, unirne lo zucchero a metà e farlo scaldare, fino a quando quest'ultimo non sarà sciolto.
A questo punto, a fuoco bassissimo, unire la gelatina, precedentemente ammollata e strizzata. A fuoco spento aggiungere il restante succo d'arancia e, dopo aver mescolato bene, versare il tutto in uno stampo e riporre in frigo per 4 ore, a solidificare.
Successivamente sformare e decorare a piacimento.

Il mio pensiero va ad un anno fa, a quel maledetto 6 Aprile 2009, e si posa su chi non c'è più, e su chi, da allora, lotta con coraggio, forza e dignità!