lunedì 26 marzo 2012

Compagni di Blogger: e la favola abbia inizio!


Siiiiii, è tutto pronto!!! 


                                                  Ringrazio Sara Melocchi per la foto

La Pasqua è ormai in procinto di arrivare, e quando si parla di Pasqua, non si può non pensare alla "Pastiera" e a ciò che essa rappresenta. 
Non è un semplice dolce di tradizione, racchiude in sé un mondo…
Quali sono le sue origini? 
Quale la sua storia? 
In che modo la ricetta è andata evolvendosi nel tempo e nello spazio? 
Ed oggi, come potrebbe essere proposta? Quale potrebbe essere la sua rivisitazione moderna? 
Queste le domande a cui, in una sorta di studio comparato, “Compagni di Blogger” ha cercato di dare una risposta, con gioia, passione e rispetto nei confronti di questo dolce meraviglioso.

Si ringrazia vivamente il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro che, contattato dalla nostra Caris, con i suoi consigli circa l’abbinamento vino/cibo relativo ad ogni nostra singola proposta, ha impreziosito il progetto, armonizzando ed esaltando il sapore delle ricette di "Compagni di Blogger". 


Volete saperne di più?
Seguite i passi di questa staffetta virtuale fra blog e sarete accontentati... 

CALENDARIO:

Lunedì 26:

Teresa: (Storia della pastiera + pastiera tradizionale, senza crema)http://www.scattigolosi.com/

Assunta: (Pastiera tradizionale con crema) http://lacuocadentro.blogspot.com/

Martedì 27:

Tinuccia: “La pastiera in Lucania” http://mollicadipane.blogspot.com/

Pasqualina: (Pastiera con grano frullato tipico di alcuni paesi dell'interno) http://pasqualinaincucina.blogspot.com/

Mercoledì 28:

Daniela: La torta di grano di Vincenzo Corrado, antesignana della pastiera (è senza ricotta) http://incucinamirilasso.blogspot.com/

Sonia: “La pastiera consapevole” http://www.ilpastonudo.it/

Giovedì 29:

Sara: Gelato di pastiera http://www.cookandthecity.it/

Venerdì 30:

Caris: Pastiera salata http://www.cookingplanner.it/


Per cui... scappate immediatamente da Teresa ed Assunta... vi daranno il loro magico benvenuto!!!!!!!!!!!



giovedì 22 marzo 2012

Orecchiette per la Lube


"Che cosa rappresenta per te la "Cucina" e il suo habitat?" Ah!!! Questa si che è una bella domanda! 

Mi è stata posta dall'azienda di cucine Lube, in occasione dell'apertura del suo nuovo ed elegante blog, che sono felice di presentarvi. 
E' stata Elena D'amato in "persona" a chiedermelo, consulente della Lube e mia carissima amica.
Come prima cosa sono rimasta colpita... penso che sia la prima volta che un'azienda di cucine si avvicini al mondo delle ricette in maniera così diretta, organizzando una vera e propria rubrica gastronomica al suo interno, eppure chi più di un'azienda che fabbrica cucine avrebbe dovuto farlo? 
Poi ho capito..."Lube: la cucina di chi ama la cucina"... ecco spiegato il mistero...
Come una food blogger, chi può amare una cucina? 
Con me, in questa avventura, Teresa e Caris ed altre blogger verranno ancora... 

Io, nel mio piccolo, onorata di poter prendere parte a questo progetto, ho immediatamente risposto così, pensando a ciò che era capitato un attimo prima e soprattutto a questo bel piatto di orecchiette...:D

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Ed ecco il mio post...

Apri uno stipo e…Badabambete!!!!! Un’altra padella per terra!!!!!! Mannaggia! Distrutta la “piramide” costruita con tanta pazienza un attimo prima…
Pile e pile di padelle, pentole, pentoline…
E gli stampi da forno???? Oh! Cielo!!! Li vogliamo dimenticare… di ogni forma e maniera, piccoli, piccolini, medi, grandi, grandicelli, grandicelli tondi e grandicelli rettangolari, a ciambella, a fungo, a astronave… mamma aiuto!!!!!!! :D
E i cassetti??? Naaaaaaa… di tutto di più, dallo spelucchino all’ultimo aggeggino tecnologico che potrebbe servirmi, ma chissà… e intanto giace morto nel cassetto che a causa sua non si apre neanche più, con vicino uno stampino a forma di elefante, nuovo di zecca che non userò mai, perché lo detesto, ma deve starci… forse un giorno avrò bisogno proprio di preparare biscotti a forma di elefante!!!:D
Aiutooooo!!! Oggetti identificati e non, mi stanno assalendo!!!!!!! :D
Non ce la faccio piùùùùù, voglio spaziooooooo, tanto, tanto spazio, organizzato in maniera scientifica e funzionale… in cui tutto abbia un proprio posto… mi serve il padellino… eccotelo! Mi serve lo stampo da forno “spaziale”… eccoti anche quello :D
Uh! Come desidererei una cucina grande, bianca, luminosa, magari con delle vetrate che danno in giardino!!!!! Una di quelle che quando apri i cassetti trovi mille scomparti, addirittura per la rotellina della pasta, caratterizzata da differenti piani da lavoro; uno solo per tutti gli elettrodomestici che finalmente potranno “ridere e ballare” felici come in un campo di grano!!!! E un altro top adibito ai miei mille impasti e alla mia “super” spianatoia…altrimenti queste come potrei mai farle?

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Una cucina semplice e lineare, e soprattutto accogliente… magari con un bel camino di quelli tecnologici “assaje”, perché si sa, la cucina è il luogo in cui la famiglia si riunisce, discute, scherza e litiga anche! Ma è comunque il luogo cardine in cui vivere la propria vita… dove poter invitare gli amici a gustare un piatto veloce, perché il teatro o il cinema non può attendere…ed ecco perché, dinanzi al camino un bel divano ci starebbe magnificamente, con un tavolo basso, dove poter mangiare molto velocemente, magari su di una bella tovaglietta un piatto gustoso, veloce e sano come questo…

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...con la mia ricetta.

Orecchiette ai pomodorini e ricotta di pecora.

Come preparare le orecchiette:

Per l’impasto e la formatura:

Ingredienti (per 3 porzioni o due abbondanti)

per l’impasto:
330gr di farina di semola rimacinata.
150gr di acqua tiepida

Preparazione:

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1° foto) Fare una fontana di farina sulla spianatoia, versare al centro l’acqua tiepida, iniziare ad impastare lentamente, affinché l’acqua non fuoriesca. Se non si vuole sporcare troppo il ripiano è comodissimo dare una prima e rapida mescolata in ciotola e poi, una volta amalgamato il tutto, impastare sulla spianatoia.
2° foto) L’impasto, all’inizio, risulterà molto duro, ha il 45% di idratazione, ma è così che deve essere se volete riuscire a “strascinare” le orecchiette senza problemi sul ripiano. Nel caso in cui la vostra farina dovesse assorbire una maggiore quantità di acqua, facendo risultare il vostro impasto eccessivamente duro, non aggiungete altra acqua, ma inumidite semplicemente le vostre mani, per poi continuare a lavorare. Non esagerate, perché col passare del tempo l’impasto si inumidirà gradualmente, specialmente dopo il riposo.
3° foto) Impastate per 10/15 minuti o comunque fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formate una “palla” e lasciate riposare per mezz’ora sotto una ciotola capovolta, in modo da non fare seccarne la superficie.
4° foto) Formare dei “serpentelli” che taglierete a tocchetti di circa 1,5 cm di lunghezza, il diametro dovrà essere di circa un cm, ma queste sono solo misure indicative per aiutarvi la prima volta che le preparerete. Presa la mano andrete ad occhio come faccio io.

E adesso arriva il bello!!! Andiamo a formare le orecchiette! J
Esistono due tecniche, si possono "strascinare" con le mani, così;
o con il coltello, così 
A voi la scelta!!!
Lasciate asciugare le vostre orecchiette su di un canovaccio infarinato, per circa due ore.

Per il condimento:

500gr di pomodorini
200gr di ricotta di pecora
olio extra vergine di oliva
1 spicchio d’aglio
Basilico

Preparate un sughetto rapido, così come ci propone Rimmel qui 

“Tagliate i pomodorini a metà. In una larga padella fate scaldare abbondante olio e uno spicchio d'aglio schiacciato che toglierete appena si colora, quindi mettete i pomodorini dalla parte del taglio e fate cuocere a fuoco vivace per pochi minuti, fino a quando iniziano ad appassire con del basilico spezzettato, senza toccarli ma scuotendo la padella e salare a fine cottura.”

Lessate, nel frattempo, in acqua salata le vostre orecchiette e stemperate in una ciotola la ricotta con una piccola quantità di acqua di cottura della pasta, dando vita ad un composto cremoso ed omogeneo.
Arrivate a cottura, scolate le orecchiette, ponetele nella padella in cui sono presenti i pomodorini, fate cadere il composto di ricotta, amalgamate e fate saltare bene il tutto, a fuoco alto, per pochi istanti.

Badabambete!!!! E si ricomincia...!!! :D




lunedì 19 marzo 2012

Compagni di blogger: associazione di libere idee


E nel magico mondo di FoodBlogger, una nuova favola avrà inizio...

C'era una volta una blogger che cercava la ricetta di un bel pane fragrante. Ma non un pane qualsiasi, uno che fosse davvero speciale. Lungo la sua strada, tempestata di briciole e byte, l'impavida blogger ebbe la fortuna di incontrare delle vere esperte del regno, che le dissero:
 "Perché non lo facciamo insieme? Noi conosciamo tanti e antichi segreti…”


                                                               Foto di Sara Melocchi


Ma le sagge esperte, che sapevano che le cose da imparare non finiscono mai, aggiunsero: “Tuttavia, la cosa migliore sarebbe chiamare a raccolta un piccolo gruppo, che discuta e sperimenti sui lievitati e magari anche sulle ricette tipiche della nostra tradizione. Allora, i segreti che potremmo condividere sarebbero molti di più!".

Compagni di blogger è un progetto che nasce così, dall’idea che l’unione possa fare la forza.



Questo gruppo si propone di:
1. sperimentare diverse tecniche per la realizzazione dei lievitati
2. valorizzare i piatti tipici regionali italiani
3. recuperare antiche e inusitate prassi gastronomiche
4. approfondire gli aspetti storici di ogni preparazione
5. proporre le possibili varianti di una ricetta
6. presentare le versioni più innovative
7. condividere tramite una rete di discussione (ma che non vuole essere un forum)

E per fare tutto ciò “Compagni di blogger” ha deciso di organizzarsi in tal modo:
Periodicamente verrà proposto un “tema” (un piatto tradizionale, un lievitato), che sarà lo stesso per tutti gli aderenti al gruppo. Tale tema sarà trattato sui rispettivi blog secondo differenti prospettive (storia, tecniche, varianti…), seguendo la logica dell’approfondimento verticale e in giorni differenti, adottando il metodo della staffetta.
Ringrazio Sara per la stesura del post e per il logo :)
Non ti resta che seguirci!

CHI SIAMO:


Primo appuntamento: "La Pastiera"… Ti aspettiamo!!!:)))



lunedì 12 marzo 2012

La lasagna lucana: le origini

Quale alimento riesce più di ogni altro a rappresentare pienamente la nostra magnifica nazione, se non la pasta? 
Senza parlare della sintonia di sapori, di profumi, di emozioni, di colori che un bel piatto di pasta fumante  riesce a far nascere in noi amanti della buona cucina.
Sarà che io sono una “pastara” per eccellenza, sarà che nutro un grande rispetto nei confronti delle tradizioni culinarie italiane, ma di certo sono felice di dirvi che con gioia ho partecipato all’ affascinante progetto “20 blogger per 20 regioni”, promosso da Gente del Food assieme a Donne sul web, collaborando con altri 19 blogger.

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A tal proposito, ringrazio affettuosamente Giorgio Marigliano e Simonetta Nepi per avermici coinvolta.
Ho trovato splendida l’idea di unire l’Italia da Nord a Sud, utilizzando come fil rouge le ricette di pasta legate alla tradizione regionale.
Avrei potuto parlare degli “Strascinati coi peperoni cruschi”, o di “Lagane e ceci o fagioli”, o di tante  altre ricette tipiche della mia bella Lucania, ma ho scelto questa lasagna, perché è una lasagna particolare.
E’ la ricetta più semplice, meno ricca, diciamo quella delle origini, quando la carne costituiva una ricchezza per pochi e ci si arrangiava con ciò che si aveva a casa: uova, pecorino e salsiccia… la salsiccia di sicuro non mancava! Ancora meglio se il “pezzente”, insaccato preparato con pezzi meno nobili del maiale.
La sfoglia era rigorosamente non all’uovo, ma di sola farina di semola di grano duro, per cui le lasagne della Garofalo sono risultate ottime, non solo per l’eccellente qualità, ma anche per rispettare pienamente i canoni tradizionali.
Col passare del tempo nuovi ingredienti si sono aggiunti, impreziosendo il piatto, ed ecco che le polpettine e la mozzarella o la scamorza sono entrate in scena.

Lasagna al forno lucana
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LA LASAGNA LUCANA

INGREDIENTI ( per 8/10 persone):
Una confezione da 500gr di “Lasagna Liscia Garofalo" n. 3-64 “
1kg di passata di pomodori preparata a casa o 4 pelati da 250gr
10 uova
250gr di salsiccia stagionata di Cancellara, tagliata a coltello.
60 gr di formaggio pecorino “Canestrato di Moliterno extra”
Olio extra vergine di oliva del Vulture
Pepe qb
1 cipolla

PREPARAZIONE:
Sbucciate e affettate la cipolla, fatela appassire in una casseruola con abbondante olio; l’olio deve ricoprire totalmente la superficie della casseruola.
Aggiungete la passata o i pelati precedentemente passati, salare senza esagerazione, (la salsiccia e il pecorino risultano essere molto saporiti), e cuocere il sugo lentamente. Il sugo deve risultare piuttosto fluido.
Riducete in pezzettini la salsiccia.
In una ciotola sbattete le uova con il pecorino e il pepe.
A questo punto potete cominciare a comporre la lasagna.
Scottate le sfoglie (5 per volta), per circa tre minuti in acqua bollente, nella quale avrete aggiunto dell’olio per evitare che si attacchino; scolarle e porle su di un canovaccio.
Fate cadere abbondante sugo in una pirofila da forno (la mia era di 25cmx37cm) e cominciate a disporre le sfoglie.
Dopo aver composto il primo strato, cospargete con il composto di uova e pecorino, distribuite i pezzettini di salsiccia e aggiungete abbondante sugo. Procedete così fino al termine delle sfoglie; usciranno circa sette strati. Cospargete l’ultimo strato di sugo senza dimenticarvi di aggiungere anche una bella manciata di pecorino (quantità presa al di fuori delle dosi consigliate), servirà a creare una crosticina deliziosa.
Cuocete in forno statico a 250C°,  piano centrale, per circa tre quarti d’ora. Nel caso in cui la superficie iniziasse a scurire troppo, coprite non carta stagnola.


mercoledì 29 febbraio 2012

FreeRossella


Il colore è vita, è armonia. Ogni emozione o stato d’animo ha, per me, un proprio colore, il silenzio è bianco, il coraggio e la passione sono rossi, la bontà è gialla, la gioia è arancione.

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ROSSELLA URRU, giovane donna di 29 anni originaria della provincia di Oristano, racchiude in sé il rosso, il giallo, l’arancione, è infatti con coraggio, passione, bontà, gioia che ha deciso di spendere la sua vita per aiutare gli altri. Essa coopera con il Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) e in quanto tale, da due anni lavora nel campo profughi Saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell’Algeria,  occupandosi della distribuzione di rifornimenti alimentari fra donne e bambini… una giovane donna che aiuta altre donne…
I suoi colori sono stati offuscati, ma non certo spenti, nella notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011, quando insieme ad altri due cooperanti spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat)  è stata rapita e presa in ostaggio da uomini armati appartenenti all’ Aqmi, gruppo dissidente di Al Qaida per il Maghreb islamico… la loro libertà in cambio di armi e soldi…
Da Dicembre non si hanno più notizie di Rossella e dei suoi compagni, si sa solo che sono prigionieri nel deserto algerino.
Ed ecco che il bianco è sceso su di lei… un bianco “assordante” così come il silenzio che avvolge questa faccenda.
Ed è contro questo silenzio che la rete si è attivata grazie all’iniziativa di Sabrina Ancarola che ha proclamato per oggi il BLOGGING DAY PER ROSSELLA URRU col fine di sensibilizzare i media a parlare di lei e del suo caso, al quale partecipo con grande slancio.
Manteniamo alta l’attenzione su Rossella e i suoi compagni, è nostro dovere!
Così come è indispensabile ricordare i nomi degli altri italiani che stanno vivendo la stessa condizione.
MARIA SANDRA MARIANI che è nelle mani dei suoi rapitori da 13 mesi.
GIOVANNI LO PORTO cooperante rapito a Multan nel Pakistan lo scorso 19 Gennaio.
FRANCO LA MOLINARA,  scomparso il 12 Maggio 2011 nel Nord Ovest della Nigeria dove si trovava per lavoro.
Non sono stato ancora stati liberati i 18 membri dell’equipaggio della nave petroliera Enrico Ievoli rapiti nelle acque dell’Oman il 21 aprile 2011, di cui 6 sono italiani. Si tratta di VALERIO LONGO, LETTERIO LA MAESTRA, AGOSTINO MUSUMECI, VALENTINO LONGO, DANIELE GRASSO e CARMELO SORTINO.

Fortunatamente fra i colori non c’è solo il bianco, c’è anche il verde…quello della speranza!!!



martedì 28 febbraio 2012

Panna cotta al gorgonzola


Ricetta semplice e veloce, ma di sicuro successo per i vostri banchetti.
Da quando, su Gennarino, guardando uno dei tanti splendidi buffet di Claudia, ho scoperto questa meravigliosa panna cotta al gorgonzola, non me ne sono più distaccata.

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Il sapore del gorgonzola, reso più delicato, ma, allo stesso tempo, elegantemente esaltato dal suo dolce matrimonio con la marmellata di fichi e Marsala (utilizzato al posto del Madeira), senza dimenticarci l'apporto delle noci, stupirà i vostri ospiti, così come ha stupito me.
Per dovizia di informazione, sottolineo che Claudia, a sua volta, si era rifatta alla ricetta presente qui.



Ingredienti:
400 ml di panna liquida fresca
200 gr gorgonzola dolce
150 gr gorgonzola piccante
10 g di gelatina
marmellata di fichi
madeira
noci sbriciolate per decorare

Procedimento:
Ammollare la gelatina in acqua fredda.
Mettere in un pentolino la panna ed i due gorgonzola tagliati a cubetti. Scaldare a fuoco basso fino a far sciogliere il formaggio. A questo punto alcune parti verdi del gorgonzola rimanevano troppo grosse, per cui ho omogeneizzato col minipimer.
Aggiungere la gelatina ben strizzata e colare negli stampi.
Mettere in frigo.
Decorare i bicchierini con marmellata di fichi sciolta in un pentolino e diluita con il madeira e delle noci sbriciolate.

Ed anche se è Martedì, vi auguro una splendida settimana!!! :)

lunedì 13 febbraio 2012

Le sfogliatelle ricce lievitate


No, non sono le sfogliatelle ricce tradizionali... Nonò... sono quelle lievitate!!!! Era da tempo che avevo intenzione di provare a prepararle...

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Da quando conobbi questa antica tecnica di sfogliatura lucana per pani e focacce, pubblicata da Penkoleo qui, con la quale a Maschito si produce il Kukul, che io vi proposi qui e che, sempre in Lucania, si utilizza anche per la focaccia coi cicoli qui.
Aspettavo solo il momento giusto, e quale momento migliore di una settimana di vacanza da scuola, causa neve per portare a termine questo folle esperimento??? Grazie neve!!!!!:)))
Condivido il mio pensiero su fb e Ornellina e LauraLau decidono di intraprendere quest’avventura con me! Ma che bello!!!!!!!:)))
Tre pazze squinternate, direi… già preparare le sfogliatelle tradizionali ricce è difficile, figuriamoci se l’impasto è anche lievitato… ma la sfida era troppo grande e la curiosità tanta… però come prima cosa io ho avvisato…è un puro esperimento!!!:DDD Voleva essere con noi anche Patrizia, ma per impegni non ha potuto.
Che dire… un’esperienza troppo carina, ho aperto un gruppo su fb, segreto ovviamente, si, sa i panni sporchi si lavano in famiglia :DDD e da là abbiamo iniziato ad interagire sul cosa e sul come… come ci siamo divertiteeeeeeeee !!!!! E’ bello pasticciare, figuriamoci se poi lo si fa con amiche!!! J))
Detti i “retroscena”, iniziamo a parlare della ricetta vera e propria…di sicuro di non facile esecuzione, meglio specificarlo per rispetto ai miei lettori!!! 
Io cercherò, nel mio piccolo, di essere il più preciso possibile.

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Le sfogliatelle ricce lievitate.

Per il RIPIENO ho utilizzato una ricetta che mi regalò la mia cara Marialinda:

Ripieno sfogliatelle di Marialinda.
Mettere a bollire con un baccello di vaniglia 250gr. di acqua e 250gr di latte più un pizzico di sale.
Quando bolle, levare il baccello, versare 100gr di semolino e cuocere per 5 minuti. Quando è freddo unire un uovo battuto, 200gr. ricotta setacciata, 150gr. zucchero a velo, qualche cucchiaio di crema pasticciera (se vuoi puoi farne a meno, a me piace) cedro e arancia candita, gocce di essenza di cannella a piacere, o fior d'arancio a piacere.
La crema non l’ ho aggiunta, ed ho amalgamato gli ingredienti col frullino. Deve uscire un ripieno bello solido, per cui non lasciate troppo cremoso il semolino, altrimenti in cottura tenderà ad uscire dalle sfogliatelle.
Vi rimarrà sicuramente del ripieno, ma tanto è facilmente riutilizzabile.
Ornella vi consiglia di aggiungere altri due cucchiai di zucchero.


Per l’ IMPASTO DI BASE ho utilizzato quello delle “Briosci cu zuccuru” di Paoletta che trovate qui, ho solo diminuito l’idratazione perché mi necessitava un impasto più duro, altrimenti durante la sfogliatura si sarebbe stracciato tutto; inoltre non ho dato le pieghe dopo la lievitazione.
La modalità di lievitazione utilizzata è stata quella a freddo, quindi13gr di lievito e lievitazione in frigo fino al mattino.  
Per cui..

Ingredienti:
g 250 farina manitoba Lo Conte
g 250 farina 00 (Io Divella) 
g 75 zucchero
g 5 sale
g 50 di strutto
g 13 di lievito di birra
140 ml d'acqua
140 ml di latte
In più aggiungere 150gr di strutto da sciogliere in un pentolino che non dovrete assolutamente mettere nell’impasto, ma spennellare continuamente sulla sua superficie durante tutta la durata della sfogliatura.

Procedimento:
Unire i liquidi che dovranno risultare tiepidi, (mi raccomando che non superino i 37 C° devono avere la stessa temperatura corporea), fare sciogliere in essi un cucchiaino di miele ed aggiungere il lievito.
Se impastate a mano:
Su una spianatoia formare una fontana con le farine setacciate ed al centro fare cadere gradualmente i liquidi in cui avrete fatto sciogliere il lievito. Dopo una rapida impastata, quando ancora l’impasto è umido aggiungere lo zucchero, il sale, e in ultimo, lo strutto gradualmente; continuare ad impastare per circa 10, 15 minuti.
Se impastate con l’impastatrice:
Mettere nell’impastatrice le farine setacciate, i liquidi. Dare una mescolata rapida ed aggiungere lo zucchero quando l’impasto è ancora umido.
Fare andare l’impastatrice per pochi minuti e poi aggiungere il sale; dopo una rapida impastata fare cadere lo strutto in pezzi mentre l’impastatrice è in funzione, in modo da farlo assorbire lentamente. Impastare per 15/20 minuti, fino a raggiungere un impasto liscio e vellutato.
Dividere l’impasto in due parti uguali, mettere a lievitare per 50 minuti in ciotole coperte da carta velina in luogo chiuso.
Porre in frigo per l’intera notte a circa 4 gradi.
Il giorno dopo, fare tornare l’impasto a temperatura ambiente, ci vorrà un’oretta, un’oretta e mezzo, ed iniziare la sfogliatura; sfogliare i due impasti separatamente, per cui non tirateli fuori dal frigo nello stesso momento, ma con uno scarto temporale di mezz’ora l’uno dall’altro.


SFOGLIATURA

Come prima cosa vi consiglio di lavorare su di un ripiano, che sia tavolo o sia il ripiano della cucina, ben unto di strutto. Unte di strutto dovranno sempre essere le vostre mani e soprattutto l'impasto durante l'intera esecuzione. Non utilizzare assolutamente la spianatoia perché il legno tende ad assorbire i grassi e il vostro impasto si attaccherebbe, stracciandosi, se la vedete nelle foto del collage, è solo per motivi di praticità. Io ho lavorato sul ripiano della cucina, quindi ho dovuto operare in orizzontale.
Per la formatura guardare innanzitutto questo video. http://www.youtube.com/watch?v=T1H49KtM3pw
Il concetto di base è formare una sfoglia sottilissima, trasparente, si deve riuscire ad intravedere cosa c’è sotto. Come fare? Per riuscire a spiegarlo al meglio, ne ho fatto un passo, passo, con la plastilina, dato che durante l’esecuzione mi è stato proprio impossibile fotografare; dovevo stare attenta ad altro.

Collage 1

COLLAGE 1:
Foto 1) Prendere l’impasto dalla ciotola, poggiarlo sul ripiano, avrà sicuramente una forma tondeggiante, per cui vi troverete dinanzi ad una pallina che inciderete sulla superficie con un taglio a croce.
Foto 2) Avremo quindi 4 settori, che aprirete sovraelevando i lembi dal centro verso l’esterno in modo da ottenere un quadrato cicciottello;
Foto 3) Allungare il quadrato formando un rettangolo;

Collage 2

COLLAGE 2:
Foto 1)
Come da video, per iniziare ad assottigliare la sfoglia, spargere di abbondante strutto l’impasto in ogni suo punto, alzare i lembi del rettangolo, farlo cadere sull’impasto e fare pressione Pur esercitando pressione, l’impasto non si attaccherà, perché ben unto di strutto, ma si assottiglierà sempre di più.
Foto 2)
Riportarlo, quindi, al punto di partenza e ricominciare con un altro lembo aggiungendo sempre nuovo strutto. E così via per i restanti lembi e per svariate volte.
Foto 3) Cercare di mantenere sempre una forma rettangolare, si dovrà raggiungere una sfoglia sottilissima e trasparente, così per intenderci.

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Non preoccupatevi se si straccerà ai bordi, l’importante è che non si stracci al centro. Nel caso in cui dovesse succedere, cercate di tamponare il tutto e se proprio non ci riuscite procedete senza bloccarvi; non andrà ad inficiare troppo sulla preparazione, anche se la vostra sfogliatura non uscirà bella regolare. Cercate, però, di trattarla con molta delicatezza, sarebbe un peccato!

Collage 3

COLLAGE 3:
Foto 1) Dopo aver unto la vostra sfoglia, ormai trasparente, piegarla in due facendo combaciare perfettamente i lembi;
Foto 2) Tagliare le estremità dei lembi di sinistra, formando una sorta di freccia per facilitare l’arrotolamento della stessa;
Foto 3) Per procedere all’arrotolamento vedere qui l’inizio di questo video che ha trovato Laura e andate a dare una bella occhiata su Gennarino, qui precisamente, troverete utilissime indicazioni per la formatura in generale; come al solito, d'altronde! Come si può notare, la superficie dell’impasto deve essere perfettamente unta di strutto, è fondamentale, lo ripeto e lo straripeto. Badare bene che si deve contemporaneamente arrotolare, tirare ed allargare il rettangolo… sembra difficile, ma oramai l’impasto è così elastico che problemi non ve ne darà.  Trattarlo però, sempre con delicatezza. Alla fine usciranno dei rotoli tipo questi…

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FORMATURA INVOLUCRI SFOGLIATELLE
Porre i rotoli per circa 30/45 minuti in freezer. Una volta indurito l’impasto, tagliare il rotolo a rondelline di 2 cm circa. Laura per la formatura delle sfogliate vi consiglia di schiacciare sul ripiano la rondellina, così come si fa per le pizzette e solo dopo, farla ruotare sul dito per formare l’involucro della sfogliatella a mò di "sombrero". Io mi sono trovata molto bene a seguire i suoi consigli, per cui li riporto a voi. Inoltre ho ritrovato la stessa tecnica su Gennarino, a cui vi rimando, per cui è una garanzia. Una volta fatti gli involucri, riempirli e chiudere la vostra sfogliatella.
Qui, un interessantissimo video, proposto da Ornella, circa la formatura, prodotto dalla cara Luciana, che ringrazio di cuore, e qui la sua ricetta delle tradizionali sfogliatelle ricce con un passo, passo meraviglioso! Grande Luciana!!!!!
Insomma, un post carico, carico di amiche... che cosa bella!!!!!!:))))))))))

Ecco le mie pronte per essere infornate…

Una volta formate, porle in uno stampo rivestito da carta forno, coprirle con carta velina e farle lievitare per circa mezz’ora. Spennellare con uovo intero e battuto e cuocere a 200c° forno ventilato per 10/15 minuti in base alla loro dimensione, a me ne sono uscite di varie dimensioni, da quelle mignon a quelle medie. Devono essere belle dorate, quasi scurette.
Ma come sarà il loro sapore e la loro consistenza da cotte?
Vi riporto le parole di Laura, io meglio non saprei descriverle…

“Sono spet-ta-co-la-ri!!! Sotto i denti vogliono essere croccantine come le ricce, ma al morso sono morbide tipo le frolle... una doppia personalità! E un profumo che non vi dico...”

E ora vi faccio vedere l'interno!

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Le sfogliatelle di Ornella e il suo simpaticissimo resoconto, circa l'esperienza fatta, potete trovarli qui

Il procedimento e le sfogliatelle di Laura qui

Grazie mie care Ornella e Laura, mi avete fatto trascorrere dei momenti piacevolissimi, carichi di allegria e di affetto!!!! Vi abbraccio e alla prossima avventura!!!!!!!!!!


lunedì 2 gennaio 2012

Accanto alle lavoratrici della OMSA...


Buongiorno!!!

Questo post non era in previsione, ma non potevo iniziare meglio! Dopo aver letto tutto ciò sulla pagina del Popolo Viola, QUI esattamente, non sono riuscita a trattenermi...
 Dopo un semplice scambio fra amiche su FB, e dopo aver lasciato il mio “pensierino” sulla bacheca di Facebook della OMSA, ho deciso di esplicitare la mia idea pubblicamente, presa da una grande rabbia!!!!!

Quindi come potete immaginare non si tratta di ricette, ma di un appoggio morale alle 239 lavoratrici della OMSA, a cui è stato dato definitivamente il benservito la sera della Vigilia di Capodanno.

Lo stabilimento italiano di Faenza chiuderà per aprire in Serbia, e da quanto leggo, non perché in Italia le cose stiano andando male, anzi…

Chapeau!!!!!!!!

Ma si può lasciare sul lastrico tante famiglie per seguire i dettami dell’unico Dio che oramai sembra esistere...il Dio Denaro???
 Certo che si può… si sa… sono le leggi del mercato, della “meravigliosa e sana” Globalizzazione, ma si può anche essere liberi di scegliere se comprare o meno i prodotti dell’azienda in questione… 
Ecco, almeno quello ancora ci rimane, per contrastare le ingiustizie e le indecenze che questa società ci costringe a vivere…

Io ho scelto!!!!

FINO A QUANDO LE 239 DONNE NON VERRANNO RIASSUNTE, NON COMPRERO' PIU' I PRODOTTI DEL GRUPPO OMSA:
Philippe Matignon;
Sisi;
Golden Lady;
Hue Donna;
Hue Uomo;
Saltallegro;
Saltallegro Bebé;
Serenella.

Non posso certo dirvi di fare lo stesso, ma almeno mi sento felice e appagata di poter iniziare il nuovo anno sentendomi parte integrante di un tutto, e nel mio piccolo allungare la mano verso queste donne e dire…

“Io ci sono, sono con voi!!!!!!!!!!!”


venerdì 30 dicembre 2011

La mia favola di Natale: i biscotti della nascita.


E’ proprio vero che a Natale ognuno vive una favola… la mia è stata lui...

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Benvenuto mio dolce Leonardo, caro e amato nipote! Mi hai regalato una gioia immensa, infinita, mai provata prima e per questo ringrazio la tua mamma e il tuo papà!!!!!!!!

Queste bavettine decorate su biscotti di pasta frolla le ho fatte per te…

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insieme ai cuoricini, per donarli entrambi alle persone che ti vogliono bene…!!!


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Ehm!!! Non sono proprio perfetti, ma sono tanto carini… accontentati, nipote mio :DDD

I BISCOTTI DELLA NASCITA

Strumenti utilizzati:
Uno stampino per crostatine di 9cm di diametro, per formare sia i biscotti, sia i bavaglini;
Uno stampino rotondo e ziglinato da 3 cm di diametro per i bavaglini di pasta di zucchero;
Stampini a cuore, di misure leggermente differenti;
Un oggetto tondo e piccolo per fare pressione sui bordi del bavaglino e uno stuzzicadenti per forare lo stesso bordo a mo’ di ricamo.


Per i biscotti ho utilizzato la frolla di Ballina usata per fare questi.

Ingredienti:
300g di burro
250 g di zucchero
2 uova
600 g di farina
metà bustina di lievito pan degli angeli

Procedimento:
Montare il burro e lo zucchero con le fruste elettriche per almeno 5 minuti. 
Unire le uova uno per volta continuando a mescolare. 
Abbandonare le fruste ed unire la farina setacciata con il lievito poco per volta, mescolando con una spatola. 
Quando sarà stata aggiunta tutta la farina, l’impasto sarà già lavorabile con le mani, quindi formare una palla e lasciarla riposare in frigo una mezz’oretta, avvolta nella pellicola. 
Dopo il riposo, potete colorarla con i coloranti alimentari liquidi e con il cacao amaro e creare i vostri soggetti o semplicemente dare la forma che preferite ed infornarli (possono essere anche farciti con nutella o marmellata). 
Dopo aver dato la forma, adagiarli su una placca e tenerli in frigo per un paio d’ore, dopo di che infornare a 180° in forno preriscaldato per 8-10 minuti circa (sono molto fragili appena usciti dal forno, ma raffreddandosi si assestano).


Con queste dosi mi sono usciti 15 bavaglini, 22 cuoricini, e altri 15 biscotti tondi che non sono riuscita a decorare per mancanza di tempo.

Per la pasta di zucchero è andata via ¾ di confezione Decora, quindi circa 500gr.

Montaggio e preparazione:
Per aiutarvi nel montaggio e nella preparazione date un’occhiata qui, io l’ho personalizzato un po’.
Dopo averli fatti asciugare, ho fatto aderire i bavaglini e i cuoricini di pasta di zucchero ai biscotti con della ghiaccia reale, la cui ricetta potete trovare qui.
Mi dispiace, non ho avuto il tempo di fare un passo, passo, ma veramente se sono riuscita io a fare questi biscottini della nascita che di decorazione non capisco nulla, ci possono riuscire tutti.



Che la mia gioia sia la vostra... Buon Anno a tutti!!!!!!!!!!! 





lunedì 7 novembre 2011

Cassata: atto secondo.


Voglio farvi vedere questa…

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Ancora una cassata…be’ si, è un dolce che amo particolarmente, anche se preparo solo nelle occasioni speciali.
Ci ho pensato prima di pubblicarla, dato che tempo fa già ve ne diedi la ricetta che potete trovare qui… ma pensa che ti ripensa non ce l’ho fatta a non farvela vedere, magari potrebbe servire da spunto a chi vuole cimentarvisi e poi, ad onor del vero, mi piaceva troppo
Logicamente ho fatto una differente decorazione, altrimenti non ci sarebbe stato più divertimento…il bello della cassata è proprio il pensare a che decorazione creare con i profumati e colorati canditi artigianali, per non parlare del sapore che trovo sublime!
Ed è con  questo dolce che voglio augurare tanta felicità a due miei cari amici di Napoli, Gigi e Ornella.
Ragà, chi la dura la vince;) Vi auguro tutta la felicità di questo mondo!!!!!!! E sapete che c’è?... E’ per voi anche questa…

ortensia


Non respingere i sogni perchè sono sogni

Non respingere i sogni perché sono sogni.

Tutti i sogni possono

essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra


da “La Voz a te debida” di Pedro Salinas



E’ inutile sottolinearlo…dedico questa splendida poesia anche a tutti voi, miei cari ed affettuosi lettori!!!



mercoledì 2 novembre 2011

Cracker al cacao di Paul A. Young


Metti una splendida mattina di sole, metti la voglia di pasticciare e di fotografare, metti il fatto di avere una bella vacanzina dinanzi e di provare il desiderio grande di rilassarsi e darsi alle proprie letture, magari ascoltando il CD che hai appena ricevuto in regalo…
Riprendi in mano i libri di cucina che avevi riposto a Settembre… Ecco l’interessantissimo  “Avventure al cioccolato” di Paul A. Young, regalatomi dalla mia dolce Paoletta questa estate… et voilà… Crackers al cacao …
Siiiiiii, è proprio con questa ricettina che voglio pasticciare!!!!!! Semplice e veloce da fare, e poi… che curiosità… Come saranno mai???

Intanto eccoli…

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Come saranno…bella domanda!!!
Di sicuro non aspettatevi nulla di dolce, anzi lasciano uno spiccato senso amarostico. Mangiati da soli, assolutamente no, io non lo farei, ma risultano perfetti per accompagnare un qualsiasi formaggio, così come lo stesso Paul A. Young consiglia:

Questi insoliti ma ben equilibrati crackers sono perfetti per accompagnare molte varietà di formaggi inglesi, francesi, blu, di capra o a pasta dura. Potete dar loro maggior consistenza e sapore con l’aggiunta di erbe o spezie essiccate, come semi di finocchio o cumino, pepe nero e peperoncino”.

Quindi per amor di completezza ho cercato una bella idea per impreziosire questi raffinati crackers, col fine di rendere ancor più particolari i vostri buffet; eccola…

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Ho spennellato i miei crackers di marmellata di peperoncino, ho creato queste roselline di Galbanino seguendo questo tutorial, ed ho preferito fare il pistillo del fiore con del gorgonzola. Bè, devo dire che sono rimasta soddisfatta!
L’idea l’ho presa su questo interessantissimo blog, che ho scoperto solo ieri mattina e che mi ha fatto viaggiare nel fantastico mondo del Visualfood .


CRACKER AL CACAO
Da “Avventure al Cioccolato” - di Paul A.Young - (Pag.47) - DeAgostini

Ingredienti per circa 16 crackers grandi o 30 biscottini da thé. (A me ne sono usciti circa una cinquantina ed ho utilizzato il tagliapasta da 5cm di diametro).

250 g farina 00
85 g burro
20 g cacao amaro in polvere
1 cucchiaino di sale
1/2 cucchiaino di senape inglese in polvere (facoltativa) (Non l'ho utilizzata)

spezie ed erbe a scelta (facoltative)(Non le ho utilizzate)
acqua molto fredda (Io circa 100gr di acqua effervescente naturale Gaudianello)

Preparazione:
Fate raffreddare una brocca d’acqua in frigorifero per mezz’ora.
Mettete tutti gli ingredienti secchi (compresi gli eventuali aromi), in una ciotola e miscelateli.
Incorporate il burro lavorando fino ad avere un composto uniforme. 
Aggiungete man mano l'acqua fredda necessaria per ottenere un impasto morbido, ma non troppo appiccicoso. Lavoratelo con delicatezza finché risulterà liscio ed omogeneo. 
Avvolgetelo in un foglio di pellicola per alimenti e fatelo riposare in frigorifero per trenta minuti.


Preriscaldate il forno a 180 °C (io 200 C°)

Su una superficie infarinata stendete la pasta in una sfoglia alta circa 3 mm. Utilizzate uno stampo per biscotti rotondo, per ricavare i crackers della dimensione che preferite, per esempio di 2,5 cm di diametro per il thé o di 5cm di diametro per accompagnare il formaggio; in alternativa usate un coltello affilato e tagliate la sfoglia in quadrati  o in rettangoli.
Bucherellate ogni cracker con i rebbi di una forchetta e fateli cuocere per circa 12 minuti, (io 10 minuti) finché saranno dorati e croccanti. Lasciateli raffreddare su una gratella.

Questi crackers si conservano in un contenitore a chiusura ermetica per 2-3 mesi.


Spero tanto che questa idea sia stata di vostro gradimento:)





domenica 23 ottobre 2011

Carchiola con cicorie al forno


Ma cos’è quella sorta di piadina dura che accompagna questo ottimo piatto di cicorie al forno?

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E’ la “carchiola”, antichissima ricetta lucana, tipica del paese di Avigliano, a pochi passi da Potenza.
Semplice come gli elementi che la compongono, acqua bollente e farina di mais, la carchiola racchiude in sé la storia di un popolo fiero ed orgoglioso delle proprie origini, quello aviglianese, appunto.
Ad essere sincera, non dovrei azzardarmi a dire che quella che ho preparato è LA carchiola, non è cotta sulla brace sotto la tipica coppa di metallo, né è appoggiata sulla grata caratteristica che la supporta durante la cottura, ma siccome il segreto della felicità è quello di accontentarsi, io ho sostituito il caminetto e la grata con il Fornetto Ferrari. :D
Sicuramente non è uguale all’originale, ma comunque svolge perfettamente la sua funzione di accompagnamento alle verdure o alle minestre. Mangiata da sola non mi piace, ma inzuppata dei condimenti delle verdure al posto del pane, è molto buona!
Non sono di Avigliano, molto poco sapevo di essa, per cui ho iniziato a ricercare in rete per rispondere alla mia curiosità e per raccontarvi un po’ la sua storia ed ho trovato un interessantissimo articolo di Maria Repullione, che consiglio di leggere qui, da cui ho estrapolato alcuni pezzi:

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“…Le donne, una volta impastata la farina con acqua bollente, ponevano a cuocere l'impasto ridotto a forma di pizza sotto una coppa di metallo, su cui mettevano brace ardente. Il latino, la coppa e il “ carchèsium ”, termine che rappresenta probabilmente l'origine della parola “ carchiola ”.
Il prodotto e il metodo di cottura erano definiti nel dialetto di Avigliano “ fucàzza r' cicc'sotta à la coppa ”, una sorta di pane dei poveri che poteva essere consumato caldo o conservato sotto le coperte e riscaldato successivamente. Precedente alla carchiola di mais è attestato fino al 1500 circa, è un piccolo pane (“ panellus ”) di farro cotto sul focolare utilizzando la coppa e la brace ardente. Era chiamato in dialetto “lu paniedde”.
Successivamente, la farina di farro fu sostituita da quella di granturco. Probabilmente “ lu paniedde ” accompagnato da qualche cipolla o da qualche altro companatico, costituiva il cibo quotidiano che i contadini consumavano nei campi, mentre la carchiola veniva utilizzata durante il pasto serale a casa.
Testimonianze orali legano la nascita della carchiola così come oggi la conosciamo al terribile terremoto che sconvolse la Basilicata alla fine del Seicento. Macerie, fame, morte regnano anche nelle campagne di Avigliano, ed è l'estrema volontà di una mamma che non vuol vedere morire di fame i propri figli che la porta ad ingegnarsi per preparare la pizza anche senza le masserizie, smarrite a causa del terremoto. La donna mescola la farina di mais con l'acqua, lavora l'impasto su una pietra, lo cuoce direttamente sulla brace facendo attenzione a non bruciarlo.
Una volta pronta, si rende conto che è un pò dura e pensa di accompagnarla alla minestra di verdure selvatiche preparata nella pignata di coccio. La carchiola è pronta a passare attraverso tre secoli di fame e di malnutrizione, a sostituire il pane anche nei modi di dire. Nella sua autobiografia Carmine Donatelli Crocco riferisce con orgoglio che Ninco Nanco, terribile brigante di Avigliano, ritrovatosi a far da capofamiglia dopo la morte dei suoi genitori, non fece mancare mai la carchiola ai suoi fratelli.
Furono probabilmente gli artigiani maniscalchi di Avigliano a forgiare la “ r' ticula ”, la griglia di forma circolare con un perno centrale che dà la possibilità di girare la carchiola senza spostarla dal fuoco. È l'attrezzo utilizzato ancora oggi per cuocere la pizza senza scottarsi e per ottenere una cottura uniforme. 
Un alimento, dunque, la carchiola, attraverso cui è possibile leggere il nostro passato. Testimonianza di secoli di fame, disagio ma anche di ingegno, produttività umana e spirito di adattamento. Cultura, appunto.


LA CARCHIOLA

Ingredienti
300gr di farina di mais
280gr di acqua bollente
In una ciotola impastare velocemente gli ingredienti. Una volta formatasi una palla, dividerla in due pezzi, che verranno stesi col matterello fino ad uno spessore di circa 3mm. Non essendoci uova, l’impasto tenderà ad essere poco elastico e piuttosto appiccicoso, quindi aiutarsi con della farina, sia sul piano, sia sul matterello. Cuocere nel Fornetto Ferrari alla massima temperatura o su una qualsiasi padella antiaderente, dalle dimensioni  grandi.
Quando si va a spostare dal piano alla padella la carchiola, tende a non rimanere coesa, per cui prenderla con un supporto piuttosto largo ed adagiarla lentamente.
Una volta indurita, rigirarla su se stessa, per fare cuocere entrambi i lati. Sarà cotta quando avrà assunto un colore brunito, magari con delle zone bruciaticce.
Una volta pronta, spezzettarla nel piatto e versarvi sopra la minestra bollente.

Per completezza d’informazioni, non posso non lasciarvi anche la ricetta delle cicorie al forno.

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CICORIE AL FORNO

1 Kg di cicoria catalogna
4 uova
180gr di scamorza o toma, entrambe grattugiate con la grattugia a fori larghi
Brodo vegetale
Polpettine di carne non più grandi di una nocciola. Non posso darvi indicazioni precise circa l’impasto delle polpette. Io ho utilizzato 250gr di tritato di vitello, 750gr di pane casereccio ammollato in acqua precedentemente, 2 uova, parmigiano, sale. E’ rimasto volutamente un consistente quantitativo che ho congelato.
Due pugni di pecorino di Filiano grattugiato
Sale qb
Pepe qb

Mondare e lessare le cicorie. Per eliminare l’amaro, ho seguito i consigli di Giallo Zafferano, qui. Fare il brodo vegetale. Preparare l’impasto per le polpette e formarne circa una settantina.
Una volta pronto, aggiungere al brodo le polpettine e farle cuocere per non più di 5 minuti,  giusto il tempo che diventino più chiare, si cuociono molto velocemente.
Sbattere le uova con pecorino, pepe e sale, deve rimanere tutto molto sodo.
In una pirofila da forno, (la mia era rettangolare e misurava 37x25 con altezza di 6 cm), fare uno strato di cicorie, uno di polpettine. Spargere sulle polpettine la scamorza grattugiata, il brodo ormai freddo, rimasto dopo la loro cottura, fino a raggiungere la metà della pirofila, aggiungere infine il composto di uova, stando attenti a non farlo bagnare dal brodo. 
Una bella spolverata di pecorino e mettere in forno a 225/250 C° fino a doratura.
Chi desidera fare un doppio strato di verdura, aumenti del doppio la quantità di cicorie.

Era da tanto che volevo parlarvi della carchiola, ma solo adesso ho avuto l’imput giusto.
E’ infatti per “Carving in the Kitchen”, contest artistico-gastronomico di Ammodomio che questa ricetta è nata, contest al quale felicemente partecipo.


sabato 22 ottobre 2011

Un semplice gesto di speranza


Amici cilentani, sono felice di rivolgermi a voi per parlarvi di questa raccolta di beneficenza...



Nelle piazze dei vostri splendidi paesi, oggi e domani si svolgerà la 6° edizione di  "Le castagne della speranza", manifestazione di solidarietà indetta dall'Associazione onlus "Raffaele Passarelli" di cui è parte integrante ed attiva, Assunta .
E’ proprio sul suo blog che ho letto di questa meravigliosa iniziativa che ha il fine di raccogliere fondi per permettere di continuare a finanziare i costi del servizio di trasporto e consegna del sangue del cordone ombelicale, tutt’ora svolto in completo autofinanziamento ( acquisto automobile, carburante, telepass, assicurazioni, riparazioni).
Sul blog di Assunta leggo che l'Associazione può contare sull’attività di circa un centinaio di volontari, che collaborano gratuitamente trasportando e consegnando i cordoni donati negli ospedali di Sapri, di Vallo della Lucania, di Polla e di Battipaglia fino alla banca Regionale del sangue del Cordone presso l'ospedale Pausillipon di Napoli.


Aiutiamo l’Associazione “RaffaelePassarelli” a poter continuare a svolgere la sua preziosa attività, perché chiunque, nel suo piccolo, può  contribuire a migliorare il mondo e la società in cui vive. 
Un semplice gesto, non solo darà modo di acquistare delle ottime castagne cilentane, ma ci renderà parte integrante di un tutto, dal quale non si può prescindere.
E’ bello pensare di essere attori del bene con un semplicissimo gesto!!!

Sicura che, anche questa volta, non mi deluderete, vi abbraccio affettuosamente!