sabato 28 novembre 2009

Sagne ncannulate; Tradizione, Pizzica e Tarantismo

Dietro questo piatto c’è tutto il mio amore neo confronti della tradizione, intesa nel senso più puro del termine.

Sagne 'ncannulate al pomodoro

Parlare di sagne ncannulate significa parlare del Salento e parlare del Salento, oggi come oggi, rimanda alla musica, al ballo, alla pizzica insomma, dato il boom che questa musica e questo ballo stanno avendo.
Semplice moda???? Forse per alcuni si, per me assolutamente no!
Per me significa rispetto di ciò che è stato; rimandi ad un’antica tradizione fatta di povertà, di dolore, di oppressione.
Rispetto nei confronti di quelle povere donne che, pensando di essere state morse dalla taranta, per sfuggire ad una situazione di sottomissione, degrado sociale, oppressione, sfogavano il loro dolore esplodendo in danze coreutiche che trovavano il loro compimento nella pizzica.
Sto parlando del fenomeno del Tarantismo, esistito in special modo nel Salento, ma anche in alcune zone della Basilicata e che, dagli anni 60, con l’avvento del Boom economico, è andato scomparendo.

Per capire ciò che realmente fosse una Tarantata, per non confondervi con le bellissime signorine di oggi che ballano nei loro gonnelloni lunghi, guardate questo video di cui posso lasciarvi solo il link poiché non è concesso l’incorporamento del codice, http://www.youtube.com/watch?v=fjSQGdGGl6o&feature=fvw
sconvolgente ed affascinante al tempo stesso, il cui commento viene fatto da Salvatore Quasimodo con la collaborazione del grande antropologo Ernesto De Martino che è stato il primo a dimostrare, nel suo “La terra del rimorso” che il morso della tarantola e quindi il suo veleno, nulla c’entrano fisicamente con il fenomeno del tarantismo, se non dal punto di vista mitico-simbolico.

Leggete, se volete, anche, questo saggio

LE INVASATE
Saggio di Chiara Samugheo ed Emilio Tadini tratto da
Immagini del Tarantismo”-Galatina: il luogo del culto.Capone Editore

Loro dicono che è la tarantola, che esce dai suoi nidi sotterranei quando fa più caldo a mordere piedi e gambe.
Dicono che è il suo veleno a stravolgere nei frenetici balli, in lunghe crisi che ritornano periodicamente nei mesi caldi.
I medici hanno osservato da tempo che il morso di quel grosso ragno che è la tarantola è in realtà inoffensivo: che può produrre solo leggeri fenomeni locali senza gravità, e comunque guaribili facilmente. Ma le donne morsicate non ci credono.
L’oscura suggestione dell’isteria le travolge nella paura e nella convinzione più tenace.
Hanno solo fiducia in San Paolo, credono fermamente che soltanto lui può salvarle e liberarle. Tarantole si trovano nelle terre immediatamente intorno a Galatina, come in quelle più lontane. E siccome a Galatina c’è la chiesa col simulacro del santo, nessuno degli abitanti di questo paese viene morsicato dalle tarantole; oppure, se viene morsicato, evita ogni conseguenza.
Un altro fatto, se ce ne fosse bisogno, che dimostra il fondo puramente isterico di queste manifestazioni.
Comunque stabilita l’isteria……….le cose vanno in modo diverso…
Sono quasi tutte donne: perché quando lavorano nei campi le donne hanno le gambe più esposte ai morsi del ragno di quelle degli uomini.

Le crisi arrivano col caldo…….divampano quasi sempre dietro la suggestione di una musica, anche di un solo suono…….ma quando la crisi è in atto, la musica diventa l’indispensabile sostegno ai balli contorti delle invasate.
Allora i parenti chiamano la banda del paese, (io so che erano semplici cantori, persone del paese che sapevano suonare gli strumenti funzionali all’attività coreutica) con tamburi, trombe e clarini (utilizzavano tamburelli, violino, e organetto) che suonavano per ore e ore, anche per un giorno, persino per due giorni di fila.
Se smettono un attimo prima che la crisi sia finita, la donna cade in terra rigida come una morta, e resta immobile finchè la musica non riprende. Si contorce, salta, si divincola freneticamente sudando e urlando, sotto gli occhi compassionevoli dei parenti che pregano San Paolo, il protettore, il salvatore.
La festa di San Paolo viene celebrata a Galatina il 29 Giugno.

Certe arrivano la sera prima, la massa delle invasate comincia ad arrivare la mattina presto, appena dopo l’alba….accompagnate dai loro parenti…..Poi arrivano nella piccola chiesa di San Paolo.
Appena entrate quasi tutte si tolgono i vestiti e restano con le camicione bianche……..Ballano sconquassate dalla furia isterica, per ore intere, alcune fino a sera. Serpeggiano contorcendosi sul pavimento; balzano in piedi sull’altare…; baciano il quadro del santo, lo puliscono con i fazzoletti, lo abbracciano. Urlano senza senso, o gridano che San Paolo le guida…..Poi girano dietro l’altare, a turno e più volte. Lì c’è un piccolo pozzo


IMG_pozzo di San Paolo a Galatina

e tutte sono sicure che nell’acqua sono stati tritati corpi di tarantole. Non si sa se è vero, certo l’acqua è giallastra, con un odore nauseante. Ma le donne pensano che sia un rimedio consacrato dal santo e bevono due, tre bicchieri…….
La leggenda di San Paolo
La processione è alle sette. A mano, a mano che l’ora si avvicina, una dopo l’altra le donne si calmano……….

Non mi resta che lasciarvi la mia ricetta delle sagne ncannulate, elaborata da uno studio sul campo;)
Quante ne ho mangiate questa estate con la scusa di capire come fossero, e quante domande ho fatto:))))))!!
E’ una ricetta di cui vado fiera, non perché sia perfetta, (non posso dirlo io, non è una pasta della mia regione, io posso solo dirvi che erano ottime), ma perché mi ha fatto sentire più vicina al mondo che amo, quello degli umili!!!

…e perché no…anche una bella pizzica suonata da un grande della musica tradizionale salentina Pino Zimba, a sua volta figlio di pizzicato e appartenente ad una famiglia di musicisti “guaritori”.




SAGNE NCANNULATE AL POMODORO E PECORINO

Ingredienti: (dosi per 3 porzioni o 2 porzioni abbondanti )
220gr Farina di semola rimacinata
110gr di Farina integrale
165cl acqua tiepida

Preparazione:
Fare una fontana di farina sulla spianatoia e versare al centro l’acqua tiepida, impastare per 10 minuti o comunque fino ad ottenere un impasto omogeneo. Se non volete sporcare troppo il ripiano è comodissimo dare una prima e rapida mescolata in ciotola e poi, una volta amalgamato il tutto, impastare sulla spianatoia.Lasciar riposare per ¾ d’ora sotto una ciotola capovolta e poi tirare la sfoglia. La mia era tonda e aveva 55cm di diametro, la pasta, dopo il riposo, è risultata morbidissima, stenderla è stato un piacere.

Sfoglia

Arrotolare la sfoglia e formare delle strisce di pasta la cui larghezza deve essere di circa 1,5cm.
Adesso arriva la cosa più divertente!
Tenendo bloccato il bordo di sinistra, iniziare ad arrotolare su se stesse le striscioline, fino ad avere un lungo ricciolo, logicamente più è lunga la striscia, più sarà difficile formare il ricciolo, ma con un po’ di attenzione non si presenterà alcun problema.


Sagne 'ncannulate

L’importante è non far seccare l’impasto, altrimenti si rischia di spezzare le sagne durante la formatura, per cui, mentre formate i ricciolini, tenete coperto il resto delle strisce con della pellicola trasparente.
Fare riposare circa 2 ore e mezzo, 3 ore, il tempo che asciugandosi prendano la forma e la mantengano in cottura, cuocere poi in abbondante acqua salata. E’ uscita una pasta callosa e profumata, proprio come piace a me.

Sagne 'ncannulate

Io, come vedete sopra, ho condito con un semplice sughettino di pomodori, e ho cosparso il tutto di pecorino; così le avevo mangiate nel magico Salento.

mercoledì 25 novembre 2009

Lagane e fave, ricetta e racconto a quattro mani

Un post a quattro mani, Tinuccia racconta lagane e fave:

Lagane e fave

Potenza, Mercoledì 18 Novembre

Ore 9.00
Colazione con Paoletta, siamo tutte intente a sezionare un cornetto di pasticceria (eh te pare, mica si mangia se prima non si fa il check-up a ogni cosa, dopo averla fatta a pezzi, ahahahaha!!)

Tinuccia: Paolè, a me non piace mica tanto, eh!?

Paoletta: boh, che te devo di', sfogliato è sfogliato, ma qualcosa mi sfugge... uhm!

Tinuccia: sì vero, però è pastoso, e non ha profumo...

Paoletta: eccecredo, sfogliano con la margarina, ovvia diamoci 'na mossa chè ieri ti ho fatto vede' come fare la pasta sfoglia, oggi facciamo 'sti cornetti, (col burro, eh??) che Fra li vuole :))

Tinuccia: dai Paolè, tu domani parti, io altrettanto, sarà una giornata pesante per entrambe, oggi teniamoci lontane dal forno, sono 2 giorni che pasticciamo, riposiamoci un po! ... E chi la toglie da vicino al forno a quella ;-)

Paolettina: (un po' titubante)... vabbè, io girello (trad. cazzeggio in rete!) (io però sfogliare avrei sfogliato, stanca sarai te, prrrrr!! vabbè facciamola contenta, me riposo ma che palle ;-) )

Dopo poco...

Paoletta: senti Tinuccella bella, ma te non mi avevi promesso le lavane??!

Tinuccia: Paola laganeeeeeee!!! (ma che tieni l'artetca - trad. dal lucano - iperattività?) Paole', si, quelle si fanno subito subito ;-)(non ho fatto in tempo a dirglielo, ha già preso ciotola, farina e spianatoia)

LE LAGANE
Prendo: 3 chiotte di semola - trad. dal lucano 330gr di farina di semola rimacinata - e 170gr di acqua tiepida. Dopo una rapida mescolata rovescio tutto sul ripiano e inizio ad impastare vigorosamente.
Paolè, non ti stancare, impasto io e dopo la mezz'ora canonica di riposo coperto a campana, lo stendo (mah!) poi tu arrotoli la sfoglia e ne tagli delle strisce da minimo 2 cm di larghezza. Preferisco stendere io la sfoglia, perché deve rimanere piuttosto spessa, la lagana oltre ad essere larga deve essere anche un po' doppia, così mi fermo al punto giusto.

Sì, capa!

Paoletta nel frattempo attenta, attenta, carpiva ogni movimento così come aveva fatto coi rascatieddi di miskiglio due giorni prima!
Poi è finita che lei ha preso la sua digi e io ho fatto anche i nidi!( ... e per forza tinu', come stendi a mattarello te, nessuno!)


Lagane e fave

La sera prima però, ne avevamo parlato, e avevo messo a bagno le fave secche, con l'intento di farle mangiare pasta e fave di mia suocera, ricetta pugliese.

Paoletta: tinu', ok, mo 'ste lagane le abbiamo fatte, poi??

PASTA E FAVE, RICETTA PUGLIESE: Paolè è facilissimo, dopo aver messo a bagno la notte precedente le fave secche, per 3 persone calcola circa 400gr circa di fave, le metti in una pentola e aggiungi acqua fino a coprirle con due dita, poi accendi il fornello a temperatura media. Quando le fave cominciano a spappolarsi, aggiungi tre giri d'olio extra vergine di oliva, un bel pizzico di sale poi col mixer riduci tutto in crema.
Mentre in una pentola d'acqua cuoci la pasta, in una padella a parte, sfriggi le cipolle in abbondante olio extra vergine di oliva.
Io, una volta dorate le tolgo perché non le digerisco, mia suocera invece porta l'olio a temperature altissime, poi ci butta le cipolle che in un attimo si dorano, veramente lei le fa quasi bruciate, però il tutto diventa più saporito.
Infine scoli la pasta, la versi nella purea di fave, e ci fai cadere l'olio caldissimo con le cipolle, sentirai un delizioso friccicorio, dai una bella rimescolata in pentola e pasta e fave è pronta!


Lagane e fave

Ricordati che, se prepari il purè di fave tempo prima, raffreddandosi si compatterà. Niente paura, basta aggiungerci un po' di acqua di cottura della pasta e tornerà come prima acquistando la sua consistenza originaria. Ma non esagerare con l'acqua, pasta e fave deve essere cremosa, non la fare liquida!

Tinu', io ci provo ma chi la stende la pasta a mattarello? io?? uhmmm :))

Le foto di questo post sono di Paoletta. Grazie Paolettì:))

martedì 10 novembre 2009

Le cassatine della Domenica

La dolcezza delle immagini infantili è impagabile.
Da sempre e tutt’ora, la Domenica è d’obbligo nella mia famiglia, che mio padre compri le “paste”. E’ un rito al quale non si può e non si deve rinuciare!
Ed eccolo arrivare con il suo vassoio pieno di ogni bontà, dalle più tradizionali alle più innovative, ma un dolce non può mai mancare, il suo preferito… la cassatina.
Domenica ho voluto preparagliele io;)

Cassatine

Anche questa volta, come per la cassata siciliana, per la ricetta mi sono rifatta alle cassate di Teresa e Rossella, ho solo modificato le dosi degli ingredienti in base alle mie esigenze, non ho utilizzato le goccioline di cioccolato ma solo canditi, né alcuna bagna, il pan di spagna si inumidisce grazie all’umidità della ricotta.
Per il pan di spagna, ho considerato la massa leggera del bravissimo fratello pasticciere di Antonia(Rimmel) che trovate qui, facendo tante piccole semi-sfere; me ne sono uscite 33.



CASSATINE
Pan di spagna

Ingredienti:
5 uova,
85 gr.di zucchero,
105 gr.di farina,
succo di 1/2 limone,
1/2 tazzina da caffè d'acqua. (io 20gr)
Preparazione:
1° Massa
Montare a spuma i rossi con lo zucchero tenendo da parte il 10% dello zucchero; una volta montati aggiungere gradualmente la farina.
2° Massa
Montare i bianchi a neve con il succo di limone, verso la fine aggiungere a pioggia lo zucchero tenuto da parte.
Prima di unire le due masse versare nei rossi montati l'acqua e farla assorbire girando lentamente,a questo punto unire i bianchi e mischiare delicatamente. Mettere il composto nella sac à poche (io ho fatto cadere il composto da un cucchiaino) e fare tanti mucchietti possibilmente uguali in una teglia ricoperta da carta forno, considerando che alla fine si devono ottenere delle semi sfere, cuocere a 180° (io 160° statico sopra e sotto) fino a doratura.

Ho trovato questa ricetta eccellente. Le palline di pan di spagna lievitavano in forno una meraviglia; belle fiere, non si abbassavano di un mm. Solo con la terza teglia ho avuto un po’ di problemini.
Io cuocio una teglia alla volta, per cui il composto si era leggermente smontato. Anche se le semisfere dell’ultima infornata non sono risultate cicciottissime, come base delle cassatine sono andate bene.
Mi permetto di dire che questa ricetta, pur essendo una delle migliori che ho utilizzato sino ad ora, insieme a quella dei sospiri di Ornella, non è affatto semplice. Se non avete dimestichezza con questo tipo di preparazioni, state molto attenti, rischiate di vedere le vostre palline di pan di spagna "spiaccicate" sulla teglia.
Io, nel tempo, a furia di sbagliare ho imparato, eppure ogni volta sto in tensione!!!

Per il ripieno di ricotta
800gr di ricotta di pecora (messa in frigo a scolare dal suo siero per 12 ore)
160 gr zucchero
Circa 200gr di canditi artigianali in pezzi (cedro, limone, arancia)
Setacciare la ricotta. Aggiungere lo zucchero e dare una vigorosa mescolata, fino a completo assorbimento. La ricotta deve risultare bella lucida. Alla fine inglobare al composto i canditi.

Per la pasta di mandorle.
250gr di mandorle ridotte in farina
250gr di zucchero
60gr. di acqua
Tre quarti di fialetta di colorante verde
Mettete in un tegame l'acqua e lo zucchero portandola ad ebollizione, aggiungete un pizzico di colorante verde, toglietela dal fuoco non appena lo zucchero fila ed incorporate la farina di mandorle mescolando fino a quando gli ingredienti si saranno amalgamati tra loro. Versate la pasta sul tavolo di marmo, opportunamente bagnato e appena sarà fredda lavoratela a lungo finchè non diventa liscia e compatta.

Per la glassa
Per la glassa avrei dovuto utilizzare il fondente di zucchero così come vidi fare ad un corso di pasticceria , ma non avendolo mai fatto, ho preparato la glassa a freddo di Gennarino che conosco bene, eppure ho fatto pasticci.
Volevo fare doppia dose, ma solo alla fine mi sono resa conto che avevo poco zucchero a velo e però la glassa mi serviva; dovevo decorare 33 cassatine!!!
Per cui ho iniziato ad andare ad occhio utilizzando lo zucchero che possedevo, aggiungendo più albumi, insomma alla fine qualcosa ho tirato fuori, ma non certo la perfezione;)
Per farvi capire la consistenza della mia glassa……. ma non ridete, hahahaha!!!!!!

cassatine

Lety, Domenica, appena ha visto la foto ha esclamato………..
Tina la glassa è liquidaaaaaaa!!!!!!!!
Però poi ha detto
….bellissime:))
Si è fatta perdonare la mia dolce Letyna hahaha!!!!!

Ingredienti:
375gr di zucchero a velo
3 albumi e
succo di mezzo limone
Per la preparazione e per vedere le giuste dosi, anche se vi consiglio di raddoppiarle, andate qui
Come montare le cassatine.
Con l’aiuto di un cucchiaio sistemare il composto sulla base della massa leggera, poggiare sopra un disco sottile di pasta di mandorle e mettere in frigo per almeno dodici ore. Dopo aver fatto trascorrere il tempo indicato, glassare le cassatine e poggiarvi immediatamente la ciliegia candita.
Lasciare insaporire, il giorno dopo le ho trovate ancora più buone!
Eccone l’interno.
Cassatine
E' stata una bella avventura, ma alla fine sono uscite delle splendide cassatine domenicali che mi hanno dato tante soddisfazioni...a prescindere dalla glassa;)

domenica 8 novembre 2009

La crostata di mele e mandorle è di Adriano Continisio!

Perchè oggi 8 novembre 2009 molti food bloggers e forumisti pubblicano in contemporanea questa ricetta?
Per solidarietà con Adriano Continisio che l'ha inventata e pubblicata sul suo blog già nel 2007.
Riassumendolo in pochissime parole, questa manifestazione vuole porre l'attenzione prima di tutto sulla necessità di un comportamento corretto per chi usa la rete nei confronti di chi pubblica materiale.
Spesso si sceglie di mettere a disposizione il proprio materiale o lavoro con una licenza che permette di usarlo a condizione che se ne citi la fonte e questo è già un dono, a nostro avviso.
Si dice a chi legge: puoi gratuitamente utilizzare il materiale, puoi prenderlo, ma devi specificare che è mio e dire dove l'hai preso.
Non è chiedere molto!
Altra importante condizione è che il materiale non venga usato a scopo di lucro.
Quando tutte e due le condizioni non vengono rispettate è evidente che la cosa è ancor più grave.
Questa volta è capitato ad Adriano, ma nel tempo è già capitato ad altri.
Creare un tam tam è forse il primo di tanti passi per avversare il fenomeno, perciò ci siamo uniti e oggi pubblichiamo con il nome del suo autore la ricetta e la foto della crostata che ognuno di noi ha preparato.
E' ora che tutti sappiano di chi è la farina e pure il sacco!!!!!
Crostata di mele e mandorle di Adriano Continisio
Crostata di mele e mandorle
Ingredienti:
400 gr pasta frolla*,
4 mele grandi (ca. 600gr al netto degli scarti),
80 gr di zucchero,
4 cucchiai di amaretto di saronno,
succo di mezzo limone,
poca cannella in polvere.

massa di mandorle:
120 gr uova intere,
60 gr zucchero,
50 gr farina di mandorle,
15 gr farina di mais fioretto,
15gr di fecola,
un pizzico di sale,
estratto di mandorle.

una manciata di mandorle a lamelle,
sciroppo di zucchero,
marmellata di albicocche.
Saltare a fiamma alta le mele sbucciate e tagliate a cubetti, miscelate con il succo di limone e lo zucchero, fino a che non risultino asciutte ma non spappolate. Incorporare il liquore e la cannella e lasciare raffreddare.
Foderare uno stampo da 26 cm e cuocere in bianco per 15 minuti (i primi 10 con carta da forno e riso).
Nel frattempo montare le uova con lo zucchero ed il sale, incorporare delicatamente le polveri e poche gocce di estratto.
Pennellare la frolla con poca marmellata, versare le mele, coprire con la massa e cospargere con le mandorle a filetti.
In forno a 170° per ca. 20 minuti.
All'uscita dal forno lucidare con sciroppo a 30°be.

Per chi non conosce l'antefatto la storia è su Profumo di Lievito, il blog di Adriano

Dal post di Adriano i seguenti chiarimenti sul dolce:

Quanto conservare la crostata
Adriano: la marmellata fa da parziale barriera, ma la frolla tende ed assorbire l'umido delle mele. Una giornata regge. La farcia è morbida e la copertura inizialmente croccante, poi si ammorbidisce.


Come ottenere lo sciroppo a 30° be per lucidare la torta
Adriano: per lo sciroppo: versare 100 gr di acqua in un pentolino, aggiungere 135 gr di zucchero semolato, portare ad ebollizione, poi lascia reffreddare.

Le uova come sono pesate?
Adriano: le uova vanno pesate senza guscio.


*Per la pasta frolla
Adriano: la mia ricetta è questa, dividete per 4 o 5
1000 gr farina 0 biscotto (in alternativa 900 gr 00 e 100 gr fecola di patate), 500 gr burro appena morbido, 250 gr zucchero a velo (200 se utilizziamo il miele), 200 gr uova intere (oppure 150 gr uova e 50 gr di miele d’acacia se vogliamo una frolla morbida), 6 gr di sale sciolto in 20 gr di succo di limone, 6 gr di lievito istantaneo (se utilizziamo farina normale), zeste grattugiate di un limone, 1 cucchiaino di essenza di vaniglia.
Per ulteriori spiegazioni cliccare su La pasta frolla perfetta di Adriano.

Ringrazio Rosemarie per l'organizzazione.